Seduta alla mia scri…

Seduta alla mia scrivania. Il volto illuminato dalla luce artificiale del monitor, rileggo alcuni miei scritti. A volte mi infastidisce rileggere le mie parole. Avverto quello strano disagio misto a insofferenza che si prova quando si guardano vecchie fotografie e si ricorda esattamente a cosa stavamo pensando quando è stata scattata la posa. Ma non questa volta.
Sarà l’aria gelida di questo mattino di dicembre che punge il volto ed i pensieri. Sarà quel sottile brivido che mi sale su per la schiena, abbastanza lieve da poter essere trascurato, abbastanza persistente da richiamare la mia attenzione.
Sarà il silenzio che mi acuisce i sensi, facendomi venir voglia di ballare sulle note melanconiche di una musica che riesco a sentire soltanto io, sarà non ho voglia di notare quanto puo’ essere triste vedere la tavola apparecchiata per una sola persona. E scruto dalla finestra le luci accese delle case di fronte, alla ricerca di un segno di vita contrapposta a questa solitudine assordante. Chissà se dall’altro lato c’è qualcuno che fa la stessa cosa.
E continuo a passare in rassegna i file, con la cartella Parole ben mimetizzata tra nomi dall’aspetto banale. Racconti, pensieri, appunti, memorandum ormai indecifrabili.
Li apro uno ad uno, richiamando i pensieri, le sensazioni, le fasi di revisione. E’ ormai tanto tempo che non ho voglia di picchiettare i tasti inseguendo le mie emozioni, cercando di dar loro una forma da presentare ad altri.
Non che io mi senta vuota, anzi.
E’ solo che non serve a niente scrivere. Non credo serva, ecco tutto. Non serve raccontare ciò che sono, non serve dipingere quanto io ami, o soffra, o sia intelligente e sensibile o delusa. Non è servito prima e non servirà adesso. File aperti, file chiusi. Quanti file? Venti, trenta, di più.
Ma sono realmente io quella che leggo, e perché basta che siano passati dei mesi perché io non mi riconosca più in quelle frasi che posso aver scritto solo io???













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