(questo post non ha titolo)

Una pagina nera.
Pronta per me.
Per i miei giri di parole insensate che voglio far correre sulla tastiera, correre dietro o davanti ai pensieri, ma pensieri che non siano di parole, pensieri chimici, nel senso dell’immediatezza. Stream of counsciusness.
Ho tagliato i capelli e adesso non mi conosco più. Non mi volevo più -qualcuno direbbe.
Importa?
Forse no.
Desiderando sempre un passo avanti e facendone uno indietro. Non capisco molto di quello che sto vivendo.
Sto per girare pagina.
Io non riesco a farmi esplodere dentro questa cosa. Perché non la capisco. Non la comprendo, non la metabolizzo.
In questo vuoto più vuoto del niente che sono.
Corpo, ossa, carne, occhi.
A che servono?
A portare in giro i pensieri?
Bastava un vaso con le gambe.
Forse sono un vaso con le gambe.
Porto i pensieri a pascolare qui intorno. Porto i pensieri al pascolo e loro non mangiano.
E deperiscono, e io con loro.
Devo trovare un prato più verde, cibo che nutra, qualcosa che accorci queste ore.
La notte.
La mattina.
I ritmi in catene.
E adesso ho come l’euforia del sommozzatore, e continuo ad andare giù, più giù, più giù, e l’embolo pare non arrivare mai. E non riesco a smettere di dire che cosa non so…
Forse spero di distrarmi mentre digito velocemente, spero che mi scappi una grande verità che capirò subito o tra anni, ma l’avrò detta io, a me.
Quale soddisfazione migliore?
Ricordo quando avevo paura di smentirmi. Sapete che c’è?? Era paura inutile.
Avevo ragione, su ogni cosa.
Non si cresce, si invecchia soltanto.




























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  1. if

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