(questo post non ha titolo)

No, non perdono.
Per un anno ho inconsapevolmente recitato la parte scritta su misura per me, convinta di vivere.
In piedi, barcollante come un’equilibrista poco talentuosa, mi sono esibita come un animale ammaestrato.
Infilzata da mille occhi che mi scrutavano, denigranti. Nessuno ha rovinato il gioco, nessuno.
C’era la possibilità di risparmiarmi questo dolore. Di restituirmi dignità.
No.
Rabbia. Rabbia. Rabbia. Guardare indietro e vedere il passato con occhi increduli.
Vomito pece nella speranza di coprire, cancellare le prove della mia imprudenza.
Mi mordo il labbro inferiore per tenere a bada la voglia di urlare.
Zitta, scema. E’ il prezzo che si paga per non usare la dovuta cautela con le persone, per avere un cuore bianco.
Zitta, scema. Non esiste nessun luogo abbastanza lontano dalla vergogna che ti porti dentro.
Tremano le vene dei polsi. No, non perdono.
Meglio uno sguardo d’odio che di pietà.
Ecco il traguardo.
Basta nascondersi, basta silenzio, basta mediare.
La mia serenità me la riprendo mettendoti a ferro e fuoco, stronzo.
















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