Ieri sera ero inqu…


Ieri sera ero inquieta.
Aspettavo inconsciamente una telefonata.
Squilla il cellulare, chiudo il libro sul quale tento inutilmente di concentrarmi e rispondo. E’ C.
Mi parla. Rispondo a monosillabi. Ormai le sue telefonate le definisco “d’informazione”.
Mi parla. E mi inonda, poverina, con un profluvio di parole. Come se volesse risarcirmi di tutto il silenzio pneumatico al quale sono stata “condannata per il mio bene” negli ultimi mesi.
Mi racconta anche quello che non vorrei ascoltare.
Continuo a rispondere a monosillabi. Ogni tanto esce una domanda strozzata, impulsiva ma vergognosa.
Dopo mezzora decido che l’orlo è colmo.
La saluto, la ringrazio (…) e spengo il cellulare.
Sono trascorsi 9 mesi e continua a togliermi qualcosa.
Questa è la legge, la sua legge.
Si vede che non può fare diversamente. Spaventoso.
Mi addormento così, con la pelle d’oca, tramortita come chi, avendo vissuto a lungo in una stanza chiusa, viene colto dalle vertigini non appena è investito dall’aria fredda e tagliente, dalla raffica gelida della realtà.
E oggi vediamo come butta….














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