(questo post non ha titolo)

Sono giorni di assoluto silenzio. Non riesco a buttare fuori nulla.
Buongiorno, buonasera, sì glielo passo, no non è arrivato, c’è un ritardo nella consegna, il prezzo di listino è modificato, avverto io il trasportatore. Punto.
Evito perfino di pranzare con i colleghi. Vado a mangiarmi un panino al bar.
Insofferente, anzi, sofferente.
La dottoressa dice che dovrei valutare la remota ed entusiasmante (per lei) possibilità di vivere ciò che sento.
Io lo so che ha ragione, voi lo sapete che ha ragione. Accadrà, prima o poi, che il guscio si spaccherà per la troppa pressione.
Si apriranno gli argini, senza preavviso. Esonderò.
E alla fine resterò vuota. Inerme. Inutile.















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