(questo post non ha titolo)

Quel che ho perso.


Perdo piccole cose per strada, mentre vivo.
Perdo briciole di pazienza, attimi di emozione, fili di senso.
Ci pensavo ieri pomeriggio, stesa mollemente sull’asciugamano arancione che profumava di crema abbronzante f.p. 25.
Fissavo il mare, placido, un olio. Nemmeno troppa calca in quella spiaggietta rocciosa.
Fissavo il mare e pensavo a quel che sto perdendo.
La tolleranza per le bugìe più o meno manifeste. La capacità di adattamento alle forzature. La tensione alla fuga.
Mentre la mia pelle chiara si arrossava sotto i raggi al perpendicolo e le cicale frinivano esageratamente io pensavo a quel che sto perdendo.
L’opportunismo di fingere che vada comunque bene.
Sognare ad occhi aperti perchè di notte i sogni non li faccio da un pezzo.
Aspettare le briciole perchè forse non merito di più.
Spalmavo l’olio di papaya sul mio ventre, ingollavo litri di acqua ormai tiepida e intanto pensavo a ciò che sto perdendo.
La voglia di spiegare perchè, come, quando, dove a nessuno.
Avere paura che il cielo abbia una fine.
La rabbia, il fatalismo, il gusto di avere ragione. Le appicciocose ragnatele del passato.
Sto trasudando perdite. Per fare posto.
Qualunque cosa debba arrivare troverà spazio. Tanto spazio.


Se ne varrà la pena.

















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