(questo post non ha titolo)

Il week end non ha altro imperativo che il divertimento.
Perfino il viaggio di andata, senza traffico, promette bene.
Arrivi in albero e la camera è quella che ti aspettavi. Sorridi a C. e proponi un bliz in spiaggia.
La vista della Gallinara da questo fazzoletto di spiaggia è uno spettacolo. L’aria è tersa, l’acqua del mare un olio e nemmeno troppo fredda.
Scelgo il matelan più vicino alla battigia, con una palma accanto che mi garantirà un po’ d’ombra durante le ore più calde.
Mi guardo attorno. Il silenzio. Qui riesco ad ascoltarlo. Mi distendo e, placida, mi beo al sole.
Pomeriggio perfetto.
Torno in albergo e durante la camminata propongo a C. una serata tranquilla. Domani ci sarà la cena del mio compleanno, voglio riservarmi di folleggiare al momento opportuno.
Sabato scivola via pigro, quasi senza pensieri.
Spengo perfino il cellulare e lo lascio in albergo per non indurmi in tentazione.
La giornata è serena ma ventosa. Chiedo a Mauro di riservarmi il tavolo nell’harem perchè lì, questa sera, saremo più riparati durante la cena.
Nessun problema, dice. Perfetto, ribatto.
Mentre io mi lavo, mi ungo di doposole alla cannella e arancio, mi asciugo i capelli, mi vesto e mi lascio convincere che, sì, con quest’abito sto davvero bene, gli altri arrivano perfino puntuali dalle rispettive località di partenza.
La cena è perfetta. I piatti elaborati ma leggeri, il pigato della lunigiana un sogno.
Io, seduta sul cuscino damascato, mi guardo attorno e non ho memoria di una simile serenità.
La luce delle candele e delle lanterne rende morbidi i lineamenti delle persone. Osservo tutto.
Osservo e sorrido. Solo per un momento mi distraggo. Un pensiero dolce.
Quel che segue la cena è frenesia pura.
Ballare sui tavoli con un bicchiere in mano ed una cannuccia tra i capelli non è propriamente nel mio stile ma mi sono trovata anche a far quello.
Senza sandali, ovviamente, che 10 cm di tacco dopo un po’ stressano e non poco.
Quattro bottiglie in 8 può definirsi un eccellente risultato se l’obiettivo era folleggiare, no?
Nonostante tracce di sangue nella circolazione alcoolica ricordo tutto.
Le risate, i balli indecenti, gli approcci maldestri dribblati con abilità, l’insalata di frutta finita un po’ dappertutto, le gocce di sudore sulla pelle…
Uscita dal locale mi sono detta “E’ andato tutto talmente bene che non mi par vero“.
Non era vero.
Tralascio i dettagli mortificanti ma alle 7.00 di mattina ero chiappe al vento con una dottoressa del pronto soccorso che mi infilzava come un pollo.
Un delirio.
Ma oggi sono di nuovo in pista, che credete??
Baci sparsi ma mirati.






























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