(questo post non ha titolo)

Ho cercato di vederci chiaro… In quel momento.
Forse non mi sono voltata dal lato giusto delle cose, la verità mi sedeva alle spalle ed io non ho avuto quell’istante in più per poterla guardare. Per potermi girare e afferrarla e, forse, anche ciecamente, l’avrei scovata, appollaiata tra la menzogna.
Quella non era la mia verità. Ciò che io volevo che fosse, ciò che stento a riconoscere ogni volta e ogni volta la ignoro e la seppellisco sotto il buonsenso, un ammasso grave di quel che la gente è pronta a giudicare, quello che gli altri si aspettano da me.
Così ora, solo ora, ho abbassato gli occhi, rovistato sotto i tessuti che mi fasciano e sai cosa ci ho trovato? Un vuoto immenso, un buco nero all’altezza del petto, nulla. Ci sono momenti di vita depennati dalla mia mano che continua a scrivere storie che non hanno senso, che mancano nell’anima.
E intanto passano i giorni e le stagioni.
Fuggono, si rincorrono, si accavallano e a te, di me, resteranno solo parole, il vento maestrale, il ricordo di avermi toccato, di avermi sentito pungerti appena la pelle e poi… Poi di avermi visto andare via lontano. A raggiungere il resto della mia vita.
Perchè, in fondo, mi hai solo strappato un po’ di tenerezza.
Vorrei fare, dire, andare, tornare e soprattutto non aver fatto, detto, non essere tornata e non dover andare ancora.
Ma questo è ciò che devo essere.

Sono stanca, forse delusa, sicuramente amareggiata.
E, ancora una volta, scivolo via.












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