(questo post non ha titolo)

Le persone dimenticano. Sanno giocare, questo sì. Per eludere il riflesso di ciò che credono sia la loro storia individuale.
Nessuno è più ammesso nel mio intimo, nessuno vi si fonde più. I rapporti con la gente si differenziano sempre più dai rapporti che mantengo con me stessa.
Di tanto in tanto mi lanciano uno sguardo inquieto, incerto, come per assicurarsi che continuano ad esistere. Poi riprendono quella insipida distanza che tutela la fragile considerazione di loro stessi.
Io sorrido e appoggio lo sguardo sul piatto d’argento su cui sono servite le mie debolezze.


Cui prodest?




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