(questo post non ha titolo)

Decidere all’ultimo momento. Mare? Sì, dai, mare.
Prendere la macchina e andare.
Scivolare sul nastro di asfalto che si perde tra le gallerie del Turchino e, in fondo, si apre sulle scogliere.
Ascoltare musica e parlare, parlare, parlare. Curiosa e timorosa, come sempre. Perchè tu, alla fine della fiera, hai sempre paura di aver preso male le misure alla gente.
Scoppiare in una fragorosa risata per nulla mentre vieni guardata con aria interrogativa ma attenta.
Far scorrere le ore, una dopo l’altra, leggere, impalpabili. E domandarsi perchè, Dio mio, queste serate non fioriscono più spesso nel tuo deserto di settimane i cui giorni sono tutti uguali.
Comprare i cornetti caldi e parcheggiare l’auto al limite del molo. Respirare l’odore della salsedine sospesa nell’aria che filtra dai finestrini aperti.
Reclinare il capo verso est e bearsi della vista dell’alba che balugina laggiù, oltre Genova, oltre le montagne. Oltre.
Ché c’è sempre un oltre che ruba il tuo sguardo assorto e che tenti disperatamente di raggiungere. Già.
E tu che tendi sempre a quell’Oltre ti stupisci di come, in fondo, possa bastarti un imprevisto Adesso per pensare di poter andare avanti, ancora.





















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