(questo post non ha titolo)

[Copio ed incollo qui parole che vorrò rileggere spesso, lo so. Senza l’amarezza con cui le ho lette la prima volta. Si spera.]


Daniel Pennac – La prosivendola, pagg. 129-130


“Quanto ai molto belli, tutti li guardano, ma loro non osano guardare nessuno, per paura che gli si salti addosso. E i molto belli muoiono di solitudine, a causa dell’ammirazione universale.”
(…)
“Anche nel Palasport di Bercy si era creato uno spazio attorno a Julie. Eppure, Dio sa se la folla era compatta. Ma la gente si era tenuta a distanza, come se lei fosse sorta dalla terra in mezzo a loro. Avevano un occhio puntato sul palcoscenico e l’altro su di lei. Affascinati dallo scrittore che rispondeva alle domande nella strabiliante aureola dei traduttori, e affascinati da quella donna che sembrava uscita in carne e ossa da uno dei suoi romanzi. Come dire, la letteratura non è solo menzogna. Alcuni di loro avevano fantasticato di incontrarla quella donna ad alta quota, tra due continenti, in uno di quegli aerei su cui si imbastiscono le fortune. La realtà confermava il loro turbamento di lettori: la bellezza esiste e tutto è possibile.
Ed ecco che nell’entusiasmo del Palasport, sfiorati dalla luce del palcoscenico, soggiogati dalla presenza di spirito dello scrittore – risposte folgoranti, calma dei forti -, si sentivano più belli, più volitivi. Guardavano con maggiore schiettezza la bella donna, non la consideravano più inaccessibile. Insomma, meno. Ciononostante il cerchio non si stringeva. Lei era sempre lì, in piedi, sola, al centro.”


Grazie ad Almostblue







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