(questo post non ha titolo)

Sono stata bene. Attenzione che lo ripeto: bene. Nessuno ha le allucinazioni.
Siete davanti ai vostri pc, in ufficio, entrate nel mio blog e leggete “sono stata bene”.
Il week end è trascorso sereno, fluido, sorridente.
Parole, un profluvio, come a voler annullare lo scritto di mesi. Sushi, ottimo. Ché solo per quello rifarei le quattro rampe di scale, muta, ogni sabato. Sguardi, una pioggia. Per capire, soppesare, cercare complicità e, fin da subito, accoglienza.
Non un attimo di disagio, di bisogno di fuga, nemmeno quando mi è scesa una lacrima. Di commozione.
Una bolla atemporale. Sospesa a mezz’aria. Un abbraccio dal quale mi sono allontanata non senza una stretta allo stomaco.
E mentre guidavo sulla A7 verso un addensamento di nere nubi ad ovest mi stupivo della metafora naturale che si stava materializzando davanti ai miei occhi.
Sorridendo ho pensato al post di venerdì. E’ accaduto come speravo. I sorrisi -tanti- di questo fine settimana appartengono a quell’altrove che ora è anche un po’ mio.









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