(questo post non ha titolo)

SONETTO XXIII -William Shakespeare-


Come un attore inesperto che, sulla scena, colto dalla paura,
si scorda della parte, o come alcuna violenta persona, traboc-
cante di collera, cui la stessa sovrabbondanza di vigore indebolisce;
Così io, per scarsa fiducia in me stesso, dimentico di pronunziare
tutto l’intero cerimoniale del rito d’amore e, pur nel colmo del mio amore,
sembro venir meno e piegare sotto il peso della sua stessa forza.
Oh! Siano dunque i miei libri gli eloquenti e silenziosi nunzi del mio cuore
che a te si rivolge, implorino essi amore e chiedano ricompensa meglio di
quella lingua che più ancora e più chiaramente disse.
Oh! sappi leggere ciò che l’amore silenzioso ha scritto. È proprio
della sottile mente d’amore udir con gli occhi.



[Può realmente, la passione, rischiare di perdersi nell’incapacità di manifestarsi?
Può abdicare alla paura e all’incertezza?
Può strappare le radici della cautela??
Ok, ok… Dovrei pensare di più a trombare e basta. Lo so da me.]


















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