(questo post non ha titolo)

Uscire di casa, andare dalla parrucchiera, far festa solo per questo.
Sulla via del ritorno passare in farmacia ed essere attratti da un cartello in cui si comunica che nella medesima si pratica il Vegatest sulle intolleranze alimentari in poco meno di un’ora.
Dirsi “perchè no?” e chiedere se la dottoressa riceve anche subito, ché tanto il pomeriggio è ancora lungo e tu non hai altri impegni dopo aver comprato l’esomeprazolo.
“Sì, certo, venga. E’ fortunata il prossimo appuntamento è alle 17,30″. Che bello, pensi. Ti siedi. Togli orologio, anello, orecchini. Impugni con la mano destra qualcosa di molto simile ad una pila e l’altra la adagi sul tavolo di vetro, palmo all’aria. La dottoressa utilizza una sorta di penna metallica che appoggia in un punto del palmo preciso. Sempre quello. Ti senti snocciolare minuto dopo minuto ogni tuo minimo acciacco e tu, basìta, fai cenno di sì con la testa. Affascinata e un po’ intimorita da tanta precisione. Alimento dopo alimento. Diagnosi dopo diagnosi. Viene fuori che non stai bene.
Che non stai affatto bene. Che forse devi fare qualche esame in più perchè “questi sono test per le allergie alimentari ma lei ha anche problemi di altro tipo per cui dovrebbe fare ulteriori accertamenti”.
E tu resti lì perchè, nell’ultimo anno, hai fatto qualunque cazzo di esame possibile tranne una tac, una scientigrafia ed un esame endocrinologico. “Ecco, vada da un endocrinologo. Le lascio il nominativo del Professor Checazzostasuccedendo, riceve a Genova”
Esci dalla farmacia con le gambe molli. Oggi era festa, c’era il sole, e tu sei uscita di casa pensando che prima o poi…
Probabilmente sarà poi. Prima si va a Genova.

E per ora non hai veramente più nulla da dire.












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