(questo post non ha titolo)


Riemergo con pesanti bracciate da uno stagno fetido.


Sbalordita, inorridita, rabbiosa.


La bugìa ha sempre questo effetto su di me. La capacità di simulazione, l’opportunismo, l’ignobiltà d’animo mi disgustano.


Mamma mi ha allevato bene, niente da dire. Mi ha sempre messo in guardia dal veleno che può celarsi dietro uno sguardo o una stretta di mano. Dietro le parole ed i sorrisi apparentemente sinceri.


Ed io, solitamente, annuso il marcio a chilometri di distanza.


Questa volta no.


Ho concesso qualcosa di ciò che sono, ho dato un acconto di fiducia, mi sono accomodata in un abbraccio gentile.


Non abbastanza per poter dire che sono ferita. Abbastanza per affermare che sono nauseata, questo sì.


Quando non hai la possibilità di affrontare la verità perchè la verità non la conosci e non hai strumenti per difenderti è una partita persa in partenza.


Io oggi mi guardo allo specchio con un velo di amarezza.


Mi auguro che la controparte si guardi e venga guardato per molto con disprezzo e diffidenza.


Perchè quando la maschera della menzogna viene strappata, alla fine, non sì è più credibili nemmeno nella recita della verità.

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