(questo post non ha titolo)

Spettatrice di realtà paradossali. Un pessimo spettacolo ad un prezzo esoso.
Il limite della sopportazione. Il limite della comprensione.
C’è chi paga colpe non sue e chi gode dei benefici di legge. Quale cazzo di legge?
Da manicheista e samaritano. Io sono lo spartiacque.
Ascolto e respiro. Piano ma ritmicamente. Fisso la nebbia fuori dalla finestra.
La sento venirmi incontro. Attorno. Lambire i miei profili, appannarmi la vista, entrarmi dentro.
Non riesco più a capire. Perchè questa realtà dei fatti non mi appartiene.
Io non ho bisogno di succedanei per dare scacco al rancore.
E lo dico avvertendo al centro del petto il tepore della sofferenza.
Sto fallendo nella declinazione del paradigma irregolare della mia vita.
Non voglio fingere di saper stare in piedi, ora.
Sento cedere pericolosamente le giunture.
E nessuno, qui, è pronto ad attutire la caduta.
Il prezzo che si paga per non derogare alla propria verità.
Vulnerabile. Odiosamente incapace di negarlo.
Insopportabilmente trasparente.

















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