(questo post non ha titolo)

Tutto ciò che posseggo si trova nel più profondo di me stessa.
Un giorno, dopo aver finalmente parlato, avrò ancora di che vivere?
Se lanciassi un grido – ormai senza lucidità – la mia voce riceverebbe l’eco uguale ed indifferente delle pareti.
Nella solitudine bianca e illimitata in cui ricado resta l’immaginazione.
I rari istanti in cui mi basta sono una precaria amnistia.
Quelli che seguono, disincantati, sono un tappeto di vetri sparsi su cui cammino.

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  1. utente anonimo

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