(questo post non ha titolo)

Incontro Riccardo, per strada.
Un tempo caro amico, credevo. Deliberatamente ignorato da mesi, ora. Da quando ha intrapreso la carriera professionista del chissenefrega-di-come-stai-tu-l’importante-è-che-stia-bene-io.
Mi ferma, mi sorride, allarga le braccia. Come stai? ti vedo bene! (Effettivamente potrei sembrare di buon umore, quasi serena. A chi non mi conoscesse)
Sto abbastanza bene, rispondo evasiva.
L’ultimo dell’anno come l’hai trascorso? (Quest’uomo non si ricorda chi sono. E’ l’unica spiegazione ad un tentativo di conversazione così stupidamente inconsistente. No, non ti facilito la performance, spiacente )
In compagnia di amici, in zona.
Fatto conoscenze interessanti? (Direi che nell’ultimo anno non ho tentato di fare altro. Non fosse che per convincermi che c’è di meglio, in circolazione, di te e del branco di deficienti che frequenti e che frequentavo) Qualcuna.
Bene, bene. L’ultima volta che ti ho mandato un sms eri impegnata nel trascoloco. Ora sei nella casa nuova? (No, guarda. Ho tutti gli scatoloni ed i mobili stoccati in un magazzino da due mesi).
Sì, da oltre un mese.
Ci facciamo due passi? (Sarebbe preferibile che te li facessi tu, due passi, veloci e ben distesi in direzione opposta alla mia, preferibilmente) Ho delle commissioni da fare, mi spiace. Sarà per la prossima.
Fatti sentire però, eh? (Oh certo, mi faccio sentire io. Come rinunciare ad un tale piacere? Del resto mi hai solo lasciato col culo per terra, mesi fa. Hai bellamente tollerato che mi si mentisse. Mi hai perfino detto che non era compito tuo aprirmi gli occhi. Un Amico. Come mi permetto di lasciarmi sopraffare dalla nausea ogni volta che ti guardo in faccia?? Son proprio da analisi.)
Ciao Ricky, stammi bene.

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