(questo post non ha titolo)

La luce nell’anticamera del senso di colpa è accesa.
La porta del raziocinio è socchiusa.
Snocciolo le mie argomentazioni con stizzita obiettività.
Non basta. Lui non ha fretta. Siede nella stanza accanto, caparbio.
Non ha bisogno di forzare serrature.
Da un momento all’altro aprirò io la porta. Piano. Dilatando lo spiraglio.
Si fermerà sulla soglia e sarò io ad invitarlo ad entrare con sguardo supplice ed indifeso.
Un’invasione autorizzata. Connaturata.
Uno sgarbo a me stessa. Mortalmente tediata da questa scena e dai suoi preamboli. Ogni volta.
In ginocchio. Senza pregare.

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