(questo post non ha titolo)

Sono da qualche parte. Vado alla deriva. Nascosta. Muta.
I pensieri seguono percorsi casuali e non correlati, come una pallina nei circuiti casuali di un flipper.
Rivedo la sera in cui io e Fee ci siamo incontrati. A come abbiamo tratteggiato i nostri profili sempre più sedotti, sempre più vicini, come falene intorno ad una lampadina.
Ricordo il profumo del palmo della sua mano e delle sue ciglia. L’unico sollievo tra le maglie strette dell’amarezza.
Ripenso a quella sera quando sono scesa dalla macchina ed ho sentito scandire il suo saluto, perso tra le pieghe di un sorriso.
Rinascessi guarderei con più attenzione quegli occhi prima di voltare le spalle a cinque anni di vita.
Riconosco ora come allora l’inadeguatezza di sapermi gestire quando si tratta di sentimenti.
E’ come recidere un tendine parlare di Fee.
Resto ciondolante, aggrappata a quattro parole. Una marionetta ridicola e negletta.
Incapace, ancora, di articolare un pensiero che non collassi in un pianto tiepido e silenzioso.
E’ passato tanto tempo.

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