(questo post non ha titolo)

Cinema Moderno.
In coda per fare il biglietto.
Alexander ha ricevuto una critica decente. Storiograficamente congruente, dicono.
Verifichiamo. Aspetto il mio turno, sguardo basso, giocherello con l’anello infilato nel mio anulare destro.
R.e F. chiacchierano alle mie spalle.
 – Non mi sbagliavo, è lei.
Mi volto. Due occhi azzurro ghiaccio mi fissano. Accompagnati da un timido sorriso.
Necessito di qualche istante per associare la persona al luogo in cui ero solita vederla.
 – Dottore!
 – Buonasera. Ho titubato un momento ma l’ho riconosciuta. I gesti compulsivi li riconosco altrettanto compulsivamente.
Sorride.
Il mio psichiatra al cinema. Mi scappa da ridere.
 – Buonasera a lei. Come sta?
E’ invecchiato. Sono passati quattro anni buoni… Mi volto istintivamente e cerco alle mie spalle R. ed F. Stanno chiacchierando, incuranti. Meglio. Non saprei come fare eventuali presentazioni.
 – Mi vedo un cinema da solo. E lei?
 – Mi dica lei come mi vede.
 – Come sempre. E’ troppo curata ed allenata per lasciare intravedere il seminterrato.
 – Già.
Resto lì. Silenziosa ed un po’ imbarazzata. Prego che venga il mio turno, che un evento esterno interrompa la conversazione. Che divampi un incendio. Lui lo intuisce.
 – Mi rimetto in coda. Se se la sente mi chiami.
No, non me la sento. E’ una strada che conosco, so dove non mi porta, so cosa non troverò.
 – E’ stato un piacere rivederla, Dottore. Buon cinema.
 – A lei [Cris]. Sia serena.
La prima gufata del 2005.

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