(questo post non ha titolo)

Sto aspettando un arrivo, un ritorno, un segnale promesso, un avvento.
Ciò può essere futile o infinitamente patetico.
La scenografia dell’attesa si manifesta nella rappresentazione di un incantesimo.
Sospeso. Narcotizzato.
L’essere che io aspetto non è reale. Io lo creo e lo ricreo continuamente a cominciare dalla mia capacità d’amare.
A cominciare dal bisogno che mi azzanna. E se lui non viene io lo rendo allucinazione.
L’attesa sa essere delirio.

"Un mandarino era innamorato di una cortigiana. <<Sarò vostra, -disse lei,- solo quando voi avrete passato cento notti ad aspettarmi seduto su uno sgabello, nel mio giardino, sotto la mia finestra>>. Ma, alla noventanovesima notte il mandarino si alzò, prese lo sgabello sotto il braccio e se ne andò."

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  1. Anonimo

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