(questo post non ha titolo)

Non amo le etichette.
Ma di fatto sono costretta a definirmi single.
Una single alle prese con detestabili tempi morti.
Perchè ci sono giorni che diventano settimane che diventano mesi in cui, da single, non hai niente da fare.
Niente da aspettare, nessuna vicinanza da gestire, nessun invito da vagliare, nessuna esigenza da far combaciare.
E non hai neppure voglia di metterti ad inventartelo ‘sto qualcosa o ‘sto qualcuno da fare o da aspettare.
E’ scarica la tua batteria produttrice di desiderio e non riesci più a metterla in moto.
Ci vorrebbe qualcosa che ti facesse capire che una volta tanto, invece di desiderare noi, siamo noi ad essere oggetto di desiderio.  Ma non c’è.
Produrre desiderio è laborioso e faticoso. Specialmente se ogni desiderio viene frustrato, respinto, falciato sul nascere.
Come dire. Il desiderio ci mette la sua radice ed il rametto. E perfino il fogliame. Ma se nessuno ci mette la sua gemma
Il tuo desiderio è una gemma che dipende solo in parte da te.
E produrre legna con foglie buona unicamente da ardere alla lunga esaurisce.
Esaurisce il prodursi di quelle radici morte alla radice.

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