(questo post non ha titolo)

Questa mattina mi sono strappata al letto quando ancora il sonno dissentiva, serrando vigorosamente le palpebre.
Il cervello chiuso in una calotta di ottusa indolenza.
Sciabatto in penombra fino alla cucina, verso l’incerta diurna visione del mondo.
Inanello un gesto dopo l’altro. Caffettiera. Bollilatte. Fette biscottate. Marmellata di ciliegie. Miele.
Mi servirebbe una terza mano, oggi.
Faccio la spola tavolo/piano cottura una dozzina di volte. E’ la sola ginnastica che riesco a concepire.
Mi accorgo che l’unica metà di me che credevo vigile è ancora nel letto quando il latte allaga i fuochi.
Poco male. Pulirò dopo, forse.
L’occhio destro mi dà ancora fastidio. Brucia, lacrima, ringhia se assalito da una fonte di luce violenta.
Potessi lo sviterei e lo getterei nella spazzatura.
Dissodo la mia rassegnazione, termino la colazione e mi dirigo in bagno per l’oftalmica medicazione.
Ed ora, davanti a questo schermo, con gli occhiali da sole inforcati, pasticcio pure una disgraziata rima.
Passerà.
Passerà.
Passerà.

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