(questo post non ha titolo)

Mi parli torcendoti le mani senza soluzione di continuità.
Mi guardi ed il tuo sguardo è un procedere a tentoni nel labirinto che il mio ti offre.
La scoperta della tua garbata futilità pungola il tuo orgoglio.
Lo intuisco dalla mascella serrata, nelle pause in cui allestisci il passo successivo.
La luce di uno dei lampioni dello spalto illumina il tuo superbo profilo.
Non ho voglia di parlare della verità.
Ho imparato che viene grettamente barattata con un seducente miraggio.
Guarda il vetro del parabrezza, ora.
Costellato da milioni di gocce sottili distorce la realtà fuori dall’abitacolo.
Ne plasma i contorni rendendoli dilatati, morbidi, accoglienti.
Sembra quasi sottomessa ed accessibile vista da qui.
Come me.

 

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