(questo post non ha titolo)

A volte mi trovo presa in contropiede dalla velocità con cui la vita degli altri sterza vigorosamente verso un inaspettato altrove.
Ky è mia amica da quasi diciassette anni. Liceo, università, problemi, vacanze, rabbia, piagnistei, scarpe e mutande.
Abbiamo condiviso tutto. Tranne un uomo.
Io quella inquieta. Io quella insoddisfatta, tormentata. Sempre sul piede di guerra, attenta agli spigoli della vita, sospettosa, intuitiva, energica.
Lei quella posata, diplomatica. Conciliante al limite dello stucchevole. Con le unghie sempre rosicchiate ed un consiglio da chiedermi sull’abbigliamento da acquistare ad ogni inizio stagione.
Io smarrita tra numerosi incontri sbagliati, incipit faticosi e rotture al vetriolo.
Lei fidanzata da 9 anni con un ragazzo scelto a sua immagine e somiglianza ed una vocazione di padre di famiglia, sulla carta.
Una convivenza ponderata per due anni dopo la laurea di entrambi e partorita sotto le feste di Natale, come la nascita di Gesù Bambino.
Ieri sera incontro Ky per una puntatina al giapponese. Serena, radiosa, anzi. Leggera e frizzante, tra un tekkamaki ed un boccone di sashimi, mi guarda e dice.
Lascio Beppe e la nostra casa. Ho perso la testa per un altro. E’ una persona che ho conosciuto due settimane fa.
Io la guardo.
E’ arrivato nel momento in cui ne avevo più bisogno. Ed ora voglio stare con lui. E lui vuole stare con me. Pensa, ha lasciato anche lui la sua fidanzata storica. Non guardarmi così, dai.
Bevo. Poso le bacchette. La guardo.
Vedi, Cris, io sono convintissima che le cose accadano per un motivo ben preciso. Forse non ero felice come credevo e la vita me l’ha fatto capire mettendomi sulla strada Diego -perfetto, almeno ora so il nome della Luce-
Io la guardo. Lei mi sorride.
Non è così assurdo come credi, sai? E ride.
Ci alziamo, paghiamo il conto, ci avviamo alla macchina e lei parla, parla, parla. Fa progetti e mi rende partecipe. Parla e sorride.
Io la guardo.
Arriviamo alla macchina e mi abbraccia. Sono così felice! Lo sono anche io. Durasse anche solo una manciata di mesi, quella illogica felicità, io sono contenta per lei.  Sbalestrata ma contenta.
Per un momento mi invaghisco perfino della sua zoppicante teoria sulla non casualità degli incontri nella vita.
E mentre guido verso casa, tra il serio ed il faceto, dico.
Io sono qui. Vieni a prendermi.

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  1. yae

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