(questo post non ha titolo)

L’acqua cieca e sorda gorgoglia contro lo smalto chiaro della vasca da bagno.
La stanza è soffocata da vapori caldi, gli specchi appannati, il riflesso del mio corpo sulle mattonelle umide delle pareti.
I seni sbocciano dall’acqua. Alzo le braccia sopra la testa, verso il soffitto in penombra, ad occhi chiusi.
Senza nessun sentimento, solo movimento. Il corpo si allunga e si distende. Potesse, si diluirerebbe.
Muovo il collo da una parte all’altra, inclino la testa all’indietro e.
Mi immergo nella vasca come nel mare. Un mondo tiepido mi si chiude sopra, silenzioso e tranquillo.
Raggomitolata come in un ventre smarrito dissolvo i pensieri.
Le bollicine scivolano via dolcemente fino a svanire contro lo smalto. Trattengo il fiato finchè posso.

Questa insipida distanza che mi separa dalle persone.
E che non so come ridurre.
Perchè la paura è anteriore ad ogni giudizio ed ogni consenso.

Riemergo dall’apnea come da una lucida ispirazione.
Mi asciugo, abulica, nell’abbraccio dell’accappatoio e getto uno sguardo allo specchio appannato.
L’immagine che riflette è velata, morbida, accessibile.
Come un ricordo rassicurante.
Sono un ricordo rassicurante.

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