(questo post non ha titolo)

In queste notti di caldo opprimente passo ore intere a scrivere. Per capire, decifrare, purgare.
Scrivo tutte le parole che mi sono rimaste.
Fogli e fogli scarabocchiati a mano alla luce della lampada etnica rivestita di carta grezza.
Non ho posto nella mia vita.
Mi barcameno tra porte che si aprono e che si chiudono. Tra gesti che si dissolvono e perdono senso.
Ci si può ammalare di parole. Ma non guarire.
A metà strada mi sono fermata e seduta. Avvilita al solo pensiero che forse non ho osato volere con tutte le mie forze.
Che non ho adempiuto al dovere di investire su di me, per prima.
Nello smarrimento e nel timore che questo vuoto di vita possa essere definitivo mi consola la pazienza di cui sono capace.
C’è così tanto tempo per dimenticare la prospettiva da cui mi osservo…

16 commenti

Trackback e pingback

Non ci sono trackback e pingback dispinibili per questo articolo

Lascia un Commento