(questo post non ha titolo)

Ho in mano un bicchiere di Merlot cileno -radioso- e chiacchiero col Conte.
Mi racconta della sua toccata-e-fuga sessuale a Kos. I suoi tempi mi sbalordiscono sempre: in una settimana dalla conoscenza io non riesco nemmeno ad ipotizzare di baciarla una persona.
Fatto sta che, ogni volta, mi ritrovo ad esaudire il suo bisogno di esposizione e a mostrarmi interessata alla declinazione delle sue prodezze vacanziere.
Il Conte è un eccellente narratore. Poco importa se quel che racconta sia vero; a me piace ascoltarlo.
Credo sia stato tra il resoconto dei preliminari post prandiali ed il compimento del rapporto sessuale che l’ho visto.
Only è stata la mia ossessione adolescenziale. Il primo amore non corrisposto che ho dovuto gestire ed arginare. Innamorata persa, ecco cos’ero.
Decine di pagine di diari scolastici rigurgitanti il suo nome.
Strazianti poesie scarabocchiate alle tre di notte tra i singhiozzi e le note delle canzoni che, ancora oggi, me lo ricordano. Heaven di Brian Adams e Somebody dei Depeche Mode.
Only che mi cercava sempre. Ma non per condividere quello che volevo io. Only che a diciotto anni era la croce e la delizia di ogni ragazzina della compagnia. Me compresa, ebbene sì.
Lo guardo mentre sorride e riconosco le fossette, lo sguardo di brace, la postura. Perfino la marca di scarpe da ginnastica preferita non è cambiata.
Ha trentatrè anni ed io mi ritrovo a guardarlo con gli occhi di allora. Sono una romantica senza ritegno.
Pervasa dalla tenerezza mi deconcentro dalle prodezze erotiche del Conte e mi perdo nei sentieri dei ricordi. Osservo Only, con discrezione, per il solo piacere di riacciuffare per la coda le sensazioni destabilizzanti di quei momenti di vita.
Sto invecchiando -mi dico-
Quell’incoscienza. Quello struggimento. Quello slancio. Non li provo da anni. E non li proverò più, quasi certamente.
L’impulso di fargli un cenno con la mano è imperioso. Ma io ho un talento smisurato per la salvaguardia dei ricordi e la rinuncia. Così resto al mio posto, contegnosa, il bicchiere di Merlot in mano, gli occhi che fanno la spola tra il Conte ed Only che ha ordinato un Americano. Nemmeno questo è cambiato.
Un quarto d’ora lungo anni. Profondo abissi.
Poi decido che ne ho abbastanza. Le sollecitazioni emotive devo fronteggiarle a piccole dosi.
Offro io. Rovisto nella borsa, afferro il portafoglio, pago. Volto le spalle ad Only per esorcizzare la possibilità che mi riconosca e sia lui a farmi un cenno con la mano. Prendo il Conte sottobraccio. Esco.
Ed ora sto scrivendo ascoltando Heaven.
Rigorosamente in cassetta.
Come quindici anni fa.

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  1. yae

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