(questo post non ha titolo)

Decine di foto e fogli e biglietti di auguri e cartine stradali. Qualche lettera ingiallita.
Distesi sul parquet della camera da letto.  Un puzzle scomposto di vita.
Separare questi mondi dal mondo attuale. Tenendoli allo stesso tempo incollati alla propria realtà.
Passato/presente. Impastati di bene e di colpa. Lontani soli mi distillano.
Mi sento un grumo irrisolto di rancore e delusione. Questa rigidità di comportamento mi blocca in un gorgoglìo continuo.
Un’insoddisfazione asfissiante che investe tutto e tutti, senza tregua, mi affievolisce verso un punto morto.
La mia svogliatezza è una lunga clausura dei sensi.
Accettare di giocarsi nell’incognita del presente.
Cancellare l’assoluto.
Come?

 

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