(questo post non ha titolo)

Il germogliare lieve dell’umido. La nebbia lattea che inghiotte la strada.
Lo sguardo si posa come un tratteggio di gesso sulla lavagna.
I tigli nudi, l’asfalto, le case.
Trattengo nel petto un’attesa del peso di un ciglio.
Una paura accogliente che seduce e invoglia a bussare.
Imbusto parole per un ipotetico lettore.
La ragione del mio cuore si mescola all’eco -impietosa- del ricordo.
Io so che il corpo si ammala dove l’abbaglio di un affetto si innerva.
L’innocenza ferita trascina la sua colpa, nel tempo.
Un repentino scatto d’immaginazione.
E indovinerei il colore dei tuoi occhi.

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