(questo post non ha titolo)

[ Molto prosaicamente parlando… ]

Quattro giorni fuori casa. Tra bancarelle natalizie, shopping sconsiderato, cortei di protestanti della Val di Susa.
E coliche a singhiozzo.
Lo so. Non sta bene raccontare dei propri acciacchi. Infatti questi non sono più acciacchi, sono parte integrante del pacchetto regalo CrisalideInversa. Affascinante.
In ordine sparso negli ultimi dieci giorni ho trangugiato -sedetevi-: pancreatina, ranitidina, esomeprazolo, antimicrobici. E sono ancora fra voi.
Raccontata così sembrerebbe che io abbia lo stomaco ed il fegato della buon’anima di George Best. Così non è. Bevo pochissimo. Non fumo. Non mi drogo. Non trombo -da un bel po’, ossì-
Il catalizzatore di tutti i miei mali è pensare. Zitti tutti. L’ha sentenziato il gastroenterologo con tanto di specializzazione a Ginevra. Non v’azzardate a contraddirlo ché mi frantumate l’unico punto di riferimento degli ultimi mesi.
Sì, c’è anche l’analista, è vero. Ma quella si è smarrita nei labirinti dell’interpretazione dei miei test di appercezione tematica e di Rorschach.
Si è reso pertanto opportuno un ponte dell’Immacolata scacciapensieri. Tutto natalizio. Infiocchettato e zuccheroso. Visto mai che il clima contagi anche i miei succhi gastrici, smorzando la loro riottosa ferocia.
Morale. Vado via quattro giorni e ho anche la presunzione di tornare.
Se dovessi fallire la missione, vittima degli eventi gastroenterici o dei ribelli valsusini, abbiate il cuore di non prendermi troppo in giro.
On-y-va!

20 commenti

  1. Anonimo

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