Archivio per 2005 | Pagina di archivio annuale

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Un poderoso assalto di tarlanti dubbi smembra l’autocontrollo. Resta uno smarrimento curiosamente propedeutico. Alla presa di coscienza che è inutile affermare l’autosufficienza. In fine. E’ un sentire compatto che spiega le sue ragioni con efficacia. E durezza. Servirà? Resta un arco di chiacchiere. Perchè la freccia sono io. Speravo in una primavera complice.

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Di nuovo in silenzio, a scrutarsi dentro. Intuizioni che partoriscono pensieri. Pensieri che germogliano in sillabe. Sillabe che si intrecciano, si fecondano, si smembrano. E via, ancora. Sono l’onda leggera che non possiede altro campo se non il mare. Mi dibatto, scivolo, mi infrango. Ma sempre in me. Sempre e solo in me.  

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E’ una giornata di fine giugno, questa. Ed io sono un gorgo di sconquassanti sensazioni. Che prima di metabolizzare vedrò dissipate. Esplodo in una tristezza ellittica. Ma la bellezza di questo giorno rimane.

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Incollata al finestrino. Attendo la rappresaglia che già vibra nell’aria. Davanti ai miei occhi si apre un inferno verbale. Tristezza clownesca. Scomposta. Ad impattare sul mio gesso, fittizio. Basterebbe un minimo di autocoscienza per esimersi. E invece no. Fammi scendere. Voglio scendere.

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La notte densa e ventosa tagliata a metà. Separata in due blocchi neri di sonno. A metà, io. Isolata nel senza tempo. In un intervallo vuoto di nictitazioni febbrili. Di scorci detratti dall’archivio della memoria. Esorcizzati. Il soffitto e le pareti della stanza uniti senza angoli. La coscienza mescolata ad un certo gusto di sonno […]

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Odore di erba appena tagliata. I delicati e caduchi fiori del ciliegio selvatico ormai a terra. Denti di leone e margherite spruzzano di giallo e bianco questo odoroso mare verde. L’aria carica di polline galleggia, densa. La primavera sta colonizzando i miei occhi. Canto sottovoce, con la bocca chiusa. Oggi mi basta. I pensieri freddi ed intelligenti […]

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Ti racconterò di me domani. Perchè oggi devo parlare un po’ a me stessa. Ascoltarmi -empatica- e comprendere. Che non riesco più ad arginare, addomesticare, attenuare. Sottomessa ad un bruciante desiderio di condivisione. Alla deriva di un sentire trasparente. Mi scopro inidonea a comunicarmi. Un’evidente reticenza emotiva mi trattiene. E non allenta le briglie. Non ancora. Ti racconterò […]

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Una brezza improvvisa avanza a tentoni tra i rami della magnolia. Petali bianchi e carnosi piovono a terra con apatica vaghezza. Un fragile ponte sospeso unisce l’inquietudine del presente ad un passato ancora sudato. Vivo. L’occhio fisso ad ovest. Sfuma il giorno. Il malato immagina il mondo ed il sano lo possiede.

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Mi scivoli accanto e mi abbracci. Sento accumularsi dentro di me il tempo trascorso. L’attesa. Ho freddo. Il tuo volto nascosto nell’incavo tra collo e spalla. Percepisco la tenerezza salire lentamente, avvolgendomi nella tristezza. Mi si strozzano in gola le parole. Si accartocciano i pensieri. L’intuizione di come sia fragile questo momento ti fa muovere […]

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E’ curioso che non sappia dire, alla fine, chi sono. Cioè, lo so bene, ma non riesco ad esplicitarlo. Sento chi sono e l’impressione alloggia nella parte alta del cervello, nelle labbra, sulla punta dei polpastrelli, sulla superficie delle braccia, inciso nel fondo delle pupille.  Ma scorre dentro. Senza oltrepassare gli -apparentemente- vulnerabili confini epidermici. Il […]

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Niente su cui rimuginare. Tutto da sperimentare. Come abbandonare il senno dentro voluttuosi spazi a spirale. Empirismo sensuale.  

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Trattenere il fiato stupefatta non soltanto per ciò che Sento ma anche per il miracolo che sia possibile sentirlo. Intinta in uno stupore cui sono disavvezzata. Mi crogiolo nella convinzione, nebulosa ma piacevole, che impregnarmi di vita sia ancora possibile.

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[ Vivamente consigliato ] Enrico Colombotto Rosso – L’urlo “Il Male. Esercizi di pittura crudele” dal 26 febbraio 2005 al 26 giugno 2005 Palazzina di Caccia di Stupinigi Torino.

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Ho numerosi debiti subliminali nei confronti di me stessa. Ed ho tutta l’intenzione di saldarli a breve. Con inestimabili varianti di metodo e godimento.

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Oggi sì. Sushi a pranzo. E la sciarpa di seta verde pistacchio al collo. Porto la macchina a lavare e lustrare. Mi compro quello sfacciato gloss rosso ciliegia. E faccio razzia di tulipani gialli e gerbere rosa dal fiorista. Oggi sì. Con questo cielo, sì.

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Non è abbastanza. Mi lascio sedurre ma non catturare. Arrivarmi vicino incespicando su un sentiero tortuoso. Ed essere ricacciato indietro ad un passo dalla soglia. Un’asprezza idiota diluisce questa tenerezza che mi smarrisce. Rumino la mia inadeguatezza e la inghiotto ancora una volta. Compulsivamente.

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E’ un avvilente status quo. Conciliare quel che siamo, improbabile. – Risolvere questa tangenza sfibrante. Sovrintendere la tua sconsideratezza. Sciogliere le mie resistenze – Galleggio in qualche punto, lassù. Molto lontano dal tesoro che giace sul fondo. Una calda foschia ottundente. Non so dare di più.

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Non possiedo desideri decifrabili né capacità di proiezione. Non ho traguardi appetitosi cui tendere né strategie efficaci per. E non so sfondare le porte a spallate. Nemmeno le mie.

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Se la situazione non fosse questa saprei esattamente cosa fare. La situazione è questa e non c’è granchè da fare. Tu non mi credi. No, io non ci credo. E’ diverso.