(questo post non ha titolo)

Ho scattato trecentoquarantasei foto.
Mi sono scottata le guance e la punta del naso che fissava la sommità del trampolino di salto.
Ho mangiato gofri al prosciutto e formaggio. Bevuto più birra di un finlandese in compagnia di un gruppo di finlandesi.
Sono stata appollaiata su una montagnola di neve, all’ombra, a meno otto per vedere un’infelice discesa libera maschile.
Ho scampato i geloni ai piedi grazie a due paia di calzettoni di lana da uomo e ad una camminata di sei km che ha mantenuto attiva la circolazione, al rientro.
Ho giocato a Trivial seduta sulla neve per ingannare l’attesa del passaggio dei fondisti.
Accanto ad una nutrita compagine di francesi starnazzanti, con i campanacci per le mucche legati in vita, ho sfidato la pulsione di farglieli inghiottire, quei campanacci.
Ho speso una cifra ignobile per acquistare la felpa ufficiale dei giochi olimpici di Torino 2006. Io che le felpe nemmeno le indosso.
Ieri mattina ho ammirato le statue di ghiaccio scolpite durante la notte da sette gruppi di alcoolizzati talentuosissimi provenienti dai quattro angoli del mondo.
E per l’ultima cena ho cucinato la mia torta di patate, speck e fontina. Un successo annunciato.
Ho avuto perfino la fortuna di dimenticarmi di due anniversari spinosi. Così.
E oggi che è San Valentino me ne frego.

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