(questo post non ha titolo)

Il sole sembrava voler dire la sua, stamattina. E invece no.
C’è un biancore pallido, là fuori, che profuma già di primavera e ancora di densa umidità.
La caviglia duole quanto basta a ricordarmi che il tatuaggio è lì. La carne pulsa, unta di vaselina.
Però è bello. Davvero bello, elegante.
A fine marzo ho già appuntamento per il secondo. La riprova che non conosco mezze misure.
Come adesso che vorrei dire di più, dire tanto, troppo. E non so a chi parlare. Non c’è referente primo cui estroflettermi.
C’è un biancore pallido, là fuori.
Ed io voglio. Vorrei. Vivere questo tic tac di nessun tempo. Uno scorcio del caso che la parola rifiuta.
Nell’asilo del mio cuore. Prima che un solido piombo mi schiacci a terra.
Giungi. Giungi e parti pure a tuo talento.
Ma avanza e raggiungimi.
Prima.
Presto.

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