(questo post non ha titolo)

Mi sono svegliata di umore spinoso. I nervi tesi, vibranti.
Ho fatto un pessimo sogno, nella notte: due uomini correvano, scapicollandosi, per arrivare non so dove. Non so da chi.
Da dove venissero, chi fossero. Non lo so. Nel sogno avevo una spiacevole sensazione di famigliarità, però.
Correvano a rallentatore ed erano vestiti di nero. Sembrava che volessero anticiparsi l’un l’altro. Li ho visti correre fino alla mattina. Tra i campi di erba medica.
Vorrei espropriarmi della capacità di ricordare quel che sogno.
Ancor di più se i sogni sono fotogrammi nitidi ma apparentemente privi di senso.
Sospesi tra un inizio che ignoro ed una fine che non faccio in tempo a vedere.
La luce, il gatto, la radiosveglia.
La temperatura subirà una percettibile diminuzione mentre aumenterà la pressione. La giornata si preannuncia soleggiata.
I miei sogni concentrano, includono. Ingabbiano brandelli di bufera.
Per i sogni ci sono chiavi. I sogni non sono folli.
Folle è la veglia.

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