(questo post non ha titolo)

Mi manca il fiato. Sono in affanno sui miei stessi pensieri.
Vado veloce, velocissima. Parto, corro, tocco la bandierina e rientro alla base. Gioco da sola.
Gioco con le mie regole. Baro e mi scopro. Mi ammonisco e prometto di non farlo più. Da sola.
Non sono mai stata per i giochi di squadra. E non sono nemmeno competitiva, se non con me stessa.
Con me perdo sempre. Incarno il giocatore, gli spettatori, l’arbitro. Perfino l’eventuale moviola fuori campo.
E mi squalifico.
Adesso, però, ho bisogno di muovermi. Fuori da me. Di ascoltare l’eco di rimando, se c’è.
Senza melodia, quasi senza musica, quasi solo vibrazione.
E fa paura.
Questa vertigine, rapida come un mulinello, mi fa vacillare le gambe.
Mi asciugo gli occhi col dorso della mano. Un respiro profondo. Deglutisco.
Esiste solo il presente.
E non c’è niente da ricordare per desistere.

"Tuta est hominum tenuitas, magnae periclo sunt opes obnoxiae"
Fedro.

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