(questo post non ha titolo)

Il glicine non ha sopportato il rigore di questo inverno.
Accanto al salice ed al ciliegio selvatico in fiore, resta il suo scheletro, secco.
Non esiste alcuna dimensione rabelaisiana che compensi la rabbia.
Mi sento risucchiata tra gli interstizi del pavimento di parquet.
Gorgoglia il cinismo. Si stempera la capacità di discernimento.
Scissa. Spaccata. Scomposta.
Chiamo a gran voce il mio immenso e poderoso alter ego.
Morale e lineare. Abitualmente efficiente.
Mi guarda, mesto, e tace.
Un giorno anch’io sarò alvo per chi non mi smemora *
Resta un percorso quasi obbligato.

* Montale

7 commenti

Trackback e pingback

Non ci sono trackback e pingback dispinibili per questo articolo

Lascia un Commento