(questo post non ha titolo)

Domenica mattina. E’ la mattina che mi mette alla prova: mi riporta faccia a faccia con la vita. Mi occorrono alcuni minuti prima di mettere a fuoco ogni cosa. Dove sono, cosa è successo ieri, cosa presumibilmente accadrà oggi.
Vedo chiaro. Sono accecata dal chiarore. Una volta disabilitata l’emotività sono in grado di strabiliarmi della lucidità di cui sono capace.
Ero troppo orgogliosa per confessare di sperare nell’improbabilità. Sono stata perseguitata da un riflesso di me che non avevo mai visto prima: una tronfia combattente.
Adesso mi scappa da ridere. Perchè Cris non è così. Cris crede che ciò che dovrà appartenerle, se dovrà appartenerle, arriverà. Leggero, evidente, naturale.
Perchè tutto il resto è già difficile. Ogni singolo giorno è di per sè una ordinaria trincea. 
Io posso tesaurizzare tutte le mie potenzialità, posso farlo senza rimpianti. Non ho necessità di dimostrare a nessuno -nemmeno in linea teorica- che posso andare Oltre. Quando voglio andarci ci vado. Sorpresa!
E’ la mia apparente passività ad aver schiacciato, il più delle volte. Sono le mie regole ad aver fatto desistere. Sono io la partita scomoda.
Ma sono anche io che mi lascio espugnare dall’entusiasmo e mi supero. Io che volo alto, che faccio deroghe e porto in palmo di mano. Quella stessa mano che poi chiude la porta a doppia mandata.
Non voglio adeguarmi, mi renderebbe infelice. In fondo sono egoista. Dozzinale.
Mi espando in queste parole e sorrido di tutte le altre che raccontavano il contrario. L’unica verità, quella sospesa tra plausibile e artefatto, sta nelle costellazioni dei comportamenti.
In questo, io sì, sono una professionista. Mi comporto a chiare lettere.
La parola è una chiave, ma il silenzio è un grimaldello.

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