(questo post non ha titolo)

La verità è che mi sono assuefatta a vedere la vita degli altri srotolarsi puntualmente negli anni.
Amori che nascono, amori che crescono, zoppicano, partoriscono, abortiscono, macerano, muoiono.
Legami slegati, stinti, svaporati. Percorsi intrapresi, deviati, giustificati, stoppati.
Ed io? Io guardo. In uno stato di calma apparente.
Impigliata in questi giorni tesi come una ragnatela. Usurata dalla lentezza con cui l’oggi diventa domani.
E nessuno bozzolo che sboccia. Tutto è lontano, agglutinato ad un senso qualunque. Altrove da qui.
E’ metà giugno. Quando metà giugno significa il primo frinire dei grilli e i tramonti alle ventuno.
In programma una doccia tiepida e una spruzzata di minuti ad articolare una scusa. No, non esco.
Mi godo la frescura in terrazza. Sentire il vociare dei ragazzini in libera uscita mi piace.
Chino il capo, chiudo gli occhi. Sul viso, una notte come tante.

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