(questo post non ha titolo)

I limiti che tocco.
Affilati come la lama che taglia il polpastrello che la profila.
Per avere la certezza che ci sia.
Raddoppierei gli orizzonti, potendo.
Sfiletterei la memoria di sere tradotte in lucidi turni di veglia.
L’oracolare tono del tuo verbalizzare l’improbabile.
Il mio elidermi, aspro. Ché all’improvviso lo spettacolo muta. Guarda.
Una scia di opale che stinge.

 

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