(questo post non ha titolo)

Fa caldo. Un caldo appiccicoso, tentacolare. Sono distesa sul letto, vasto come un continente spopolato, la tv accesa, non so nemmeno su quale canale. Niente volume.
Con la testa appoggiata sul cuscino e una ciocca di capelli fra le dita neutralizzo i pensieri inquieti. Li calpesto come docili fili d’erba ascoltando il febbrile frinire dei grilli. 
L’essere autisticamente esornativa ha smesso di bastarmi.
Vorrei farti assaggiare la morsa del mio assedio. Ma non c’è nessun Tu.
E’ meglio non saperlo, neppure approssimativamente.
Via i pensieri inquieti, ho detto. Via questo cespuglio di spine. Voglio un sonno accondiscendente, circolare. Calibrato al mio bisogno di aggirare le prossime sette ore e ritrovarmi a domani, presto.
Ché domani potresti esserci.
Questa sera mi addormento e mi risveglio che è un altro posto. Senza soffitto.

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