(questo post non ha titolo)

Cosa ne sai tu.
Cosa della dispersione.
Del Quasi che è la mia sola ala.
Dell’esangue tenerezza con cui attendevo.
Cosa dei miei meandri vili.
E delle vette di coraggiosa incoscienza.
Degli incendi che ho consacrato.
Delle speranze suppliziate, delle smanie stanche.
Cosa ne sai tu.
Dello spazio che si dispiega nei miei occhi.
Degli orli che ritaglio con lo sguardo.
Cosa, delle increspature alla fiducia.
Dei miei slanci scarlatti.
Delle mie accettazioni mute.
E delle conseguenti inerzie.
Cosa.
Dimmi cosa ne sai.
Dei miei ponti levatoi, dei profondi fossati scavati a mani nude.
Delle basiliche erette alla noia, cosa, dei grappoli di lontananze.
Tàppati la bocca.
Ché non sai nulla.
Nulla dei miei rimpianti -terrazze sul mare-
Del mio fastidioso sapermi negare.
Dei capricci di raso, dei solidi vizi d’avorio.
Nulla dei chiostri in cui guardo passeggiare i miei pensieri.
Del suono opaco che mi diluisce.
Nulla dell’orgasmo che mi squassa.
Taci.
Ché non sai nulla.
Di me.

 

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