(questo post non ha titolo)

Un refolo di vento fa ondeggiare le tende e mi sfiora i piedi. Albeggia.
Mi sveglio così. In un sudario asciutto, indolenzita.
Respiro l’indispensabile.
Come se dentro di me non ci fosse spazio per l’aria.
Serenamente vuota, assicuro posto a. Senza troppe titubanze.
Vivo giorni in funzione di quest’unica matrice.
Recipiente.
L’avvizzito circostante può farsi bastare il gracchìo delle gazze.

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