(questo post non ha titolo)

Che strepitoso ottovolante, la vita. Giornate che si avvitano a cavatappi nella più totale piattezza e poi.
E poi la percezione di una curva in discesa, una leggera accelerazione, il fastidio della nausea quasi dimenticato.
Quasi. Ché la spia dell’abiezione è lì, dietro la prossima curva. Quando credi che l’ottovolante ti porti lentamente verso il picco emotivo.
Brutta bestia il picco emotivo. Lasciatelo dire a me che di picchi bioritmici me ne intendo. E chi non ci crede si rilegga i trentaquattro mesi di archivio: c’ho le prove.
Dunque dicevo. Sei lì che intravvedi un potenziale picco emotivo nel mentre della tua bella corsa sull’ottovolante. Cosa fai?
A – Ti estranei dall’universo percettibile puntando il picco emotivo con sguardo aquilino, come se fosse l’oasi nel deserto. Fons vitae.
B – Sorridi della corsa sull’ottovolante e della piacevolezza della medesima ringraziando di essere già uscita dalla zona cavatappi.
C – Urli di fermare tutto, ché vuoi scendere. I picchi emotivi non li sai sostenere.
D – Ridi.
Io ho riso. Bypassando ogni riflessione, ogni analisi, ogni pretesa. Ogni confine ideale tra plateaux e vetta. Se sto bene non esigo il Voglio stare come non sono mai stata.
Annuso l’aria intorno, mi godo il vento sulla faccia e rido. Perchè è raro. E perchè dopo ogni curva io mi aspetto sempre che accada qualunque cosa.
Chi era seduto accanto a me, no. Chi mi sta leggendo anche adesso, no. Il picco emotivo era condicio sine qua non. Scherzate? O quello o niente.
Senza il picco tutto perde di senso: il giro in ottovolante, la voglia di comprare altri gettoni, di sorridere, di tenersi per mano durante la corsa e, chissà, imbattercisi in quel picco. Per caso.
E così. Io sono scesa dalla giostra ancora sorridendo, giusto un po’.
La controparte si è scaraventata giù dalla navetta, precipitevolissimevolmente. Nessuna oasi nel deserto per lui.

Questa è la sintesi giocosa di un passaggio di vita breve.
Ci sono state parole durante la corsa in ottovolante. Gesti gentili, confidenze, sguardi intensi, proclami e dichiarazioni di cui non serve parlare, non qui.
La riflessione non verte sulla sacralità del libero arbitrio. Ognuno può fare quel che gli pare.
Mi ritrovo a ragionare sulla totale mancanza – effettiva – di alleanza reciproca nel corso del viaggio.
Sull’incongruenza del detto/agito. Un dettaglio clandestino e… Puff! Questo, sì, mi lascia stupefatta.
Nonostante mi aspetti sempre tutto da tutti.

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