(questo post non ha titolo)

Un negroni per me. Un americano per la mia amica.
Bisogna non festeggiare il mio compleanno.
Io e Effe sembriano due personaggi estrapolati da un fumetto.
Lei bionda, vestita con un abito ciclamino, pelle appena abbronzata, occhio azzurro. La barbie esiste e respira.
Io mora, vestita di nero, pelle bianca, occhio verde, bistrato. Morticia esiste e respira.
Il cameriere posa sul tavolo i due bicchieri e qualche stuzzichino poco stuzzicante.
Io ed Effe siamo elettriche. Coviamo propositi bellicosi per le vacanze.
Vogliamo trasformarci nelle parodie di noi stesse per quindici giorni.
Incomparabilmente più reali della realtà stessa. Del resto, il miglior festino del Diavolo è un’innocenza.
Ed io mi sento servile.
E’ una serata calda, fradicia di umidità.
Il bis per me. E per la mia amica. Con poco ghiaccio, questa volta.
Bisogna non festeggiare il mio compleanno.
L’inebriante sensazione della seta tiepida e tesa sulle cosce.
Un pensiero astioso stemperato nel drink che miscelo con la cannuccia.
E mi sembra quasi di ascoltare con un’esattezza spaventevole -quasi infinita- il valore e la qualità di un’assenza.
Lo sciabordìo dell’acqua della fontana mi distrae impercettibilmente dalla conversazione.

…Intrecciare le mani, bocca su bocca, errando a lungo. Tra l’erba, le sabbie e le verità inquiete in cui ci muoviamo. Volti all’avvento di una congiunzione che raggrumi lo spazio. Dissodando queste terre brulle che siamo.
Io la chiamo speranza, il mio reuma. Ma. La felicità si ostina a non essere mia Musa.

Riagguanto la presenza di spirito. Sorrido ad Effe.
Sono le nove. Non sarebbe ora di farci un’abbuffata di sushi prima di cedere al tris?

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