(questo post non ha titolo)

Mi concedo d’essere preda di una volontà sterminatrice.
L’inutile. Via.
Il vecchio, lo stantìo. Via.
Decimati i numeri in rubrica. I contatti messenger. I preferiti sul web.
Cassata in dieci minuti un’amicizia quindicennale. E senza nemmeno lo sforzo di parlare.
Cestinati cosmetici e farmaci in fase di scadenza. Cartacce varie. Lettere. Moleskine carichi di appunti -anche quelli, sì-. Il biglietto Alitalia del volo inesistente che avrebbe dovuto riportarmi a casa, pochi giorni fa. La memory stick MagicGate a tutela del copyright ma non delle mie foto vacanziere. Rimborsi? Reclami? Chissenefrega. Ho svuotato cassetti, riordinato scaffali, gettato quella maledettissima guzmania, in agonia da prima della mia partenza. Liberato il portafoglio da sconti scaduti del supermercato, biglietti da visita inutilizzati e un paio di foto la cui presenza s’era fatta incontestabilmente inopportuna.
Ho amputato con poderose forbiciate le modeste doppie punte causate da sole e salsedine. Fatto un vigoroso scrub che m’ha tolto la prima pelle e quella ridicola abbronzatura con cui sono rientrata a casa. Talmente tenue da volerla lavare via. Bianca, meglio.
Ho gettato nel pattume un regalo nemmeno scartato. Archiviata una insulsa frequentazione nemmeno iniziata. Ho cambiato la marca della lettiera del gatto e dell’acqua minerale che bevo. Spedito curricula a destra e a manca. Dai supermercati alle multinazionali. Visto mai.
Sono stanca. Ma stanca davvero. O mi estinguo o rinasco.
A breve.

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