(questo post non ha titolo)

Mi basterebbero effusioni verbali, ora.
Orbite riempite di occhi come i tuoi.
E qualche carezza.
A svellermi dall’alibi del cinismo.
 / Le mani ad artigliare come rampini la mancanza /
Seduta un giorno intero davanti a quello specchio.
A rianimare i fiori dell’incendio che covo. Sotterraneo.
E superare, perdonabile, il limite della pudicizia.
Per chiederti di irrompere nel mio spelacchiato giardino.
Sopra l’assito dell’urgenza.
Consumato dai passi del mio timore.

 

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