(questo post non ha titolo)

Scaglio sguardi come pietre, intorno, senza individuare bersagli precisi. Certa che non incrocerò l’occhiata che farà abbassare la mia.
Estirpo ogni giorno il bulbo della mia rabbia per misurare la lunghezza delle sue radici.
Mi chiedo come sia possibile avere ancora parole per raccontarmi. Ché mi sento un guanto vuoto.
Mi lascio assorbire da faccende di casa, commissioni, baby sitting, volontariato al canile, lettura.
In questa fase della mia vita non ho bisogno di qualcuno che abbia la mia stessa scorticatura, ne’ la mia estensione percettiva. No.
Desidero qualcuno che mi semplifichi, mi riduca ai minimi termini e mi regali un pugno di ranuncoli gialli.
Ma sono disposta ad aspettare quanto occorre.
Per un po’, almeno.
Poi mi comprerò i ranuncoli.

[ Mi chiedete se sono innamorata, leggendomi. No.
Ma ricordo come ci si sente, ad esserlo, e mi asserraglio in quell’eco per smorzare l’insofferenza verso l’esterno. E l’interno
]

12 commenti

Trackback e pingback

Non ci sono trackback e pingback dispinibili per questo articolo

Lascia un Commento