(questo post non ha titolo)

Le mie grandi mani. Le mie grandi e lunghe mani. Da pianista, diceva nonna. E che la tastiera di un piano non l’hanno mai pigiata. Piacciono, le mie mani, quasi sempre.
Io ne ho pudore. Sono di difficile gestione, come il resto di me. Devo sovraintenderle con attenzione per non gesticolare troppo, per non metterle davanti all’interlocutore, aperte, tentacolari.
E sfacciatamente vuote. Più sono grandi più si nota quanto possano essere vuote. Quanto affamate.
Le mie lunghe mani dalle lunghe unghie smaltate di chiaro. Ché il chiaro è meno chiassoso, più rassicurante. Le mie mani restìe ad accarezzare, disvezzate dal tatto, rispettose. Paurose di farsi sentire.
Un anello, raramente due. Perchè gli anelli devono essere adeguati, senza perdersi nella vastità della prima falange. Un solitario? Singhiozzerebbe al mio anulare. Anche se fosse una nocciola di più di un carato.
Le mie mani grandi. E lunghe. Allegoria della mia vita.
A cercarsi tra loro per convincersi che possono essere riempite, tenute, accolte.

[ no, non sono le mie mani ]

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